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Le grandi fortune sono sempre partite con ledilizia.
Le fortune folgoranti non si ottengono in altri settori
se non in quello delle costruzioni. Grandi lavori, grandi
fortune, grandi tangenti, grandi favori, grandi imbrogli:
questa è la vera scuola della delinquenza organizzata.
Onorevole Bondi, lei che è da poco arrivato al Ministero
dei Beni Culturali, faccia attenzione. E' circondato da
personaggi che da sempre sono stati iscritti al PC
(Partito del Cemento).
Cresca in fretta. Quelli lì le fregano anche la
carrozzina.
La legge e
il rispetto del paesaggio
La proposta della Commissione Bilancio del Senato di
ridurre la «dichiarazione di inizio lavori» in
«dichiarazione certificata di inizio attività», se
trasformata in legge, consentirebbe a una impresa di
edificare anche in zone vincolate. Le amministrazioni
pubbliche potrebbero bloccare i lavori soltanto entro 30
giorni «in presenza di danno grave per il patrimonio
artistico, l' ambiente e la salute». La proposta
contrasta con il principio affermato dalla Corte
Costituzionale secondo il quale in materia paesaggistica
e ambientale il silenzio dell' amministrazione non può
avere valore di assenso, visto l' articolo 9 della
Costituzione: «La Repubblica tutela il paesaggio e il
patrimonio artistico della Nazione». Si tratta di un
principio fondamentale, che non può essere subordinato
ad altre pur importanti necessità di carattere economico
e pratico. Non è questo il modo di trovare un punto di
equilibrio fra la tutela del patrimonio culturale e la
riduzione dei carichi burocratici per cittadini e
imprese. Non è un caso che di questa proposta il
ministero per i Beni Culturali non sia stato informato.
Al di là del capovolgimento della scala valori, della
lesione o meno del Codice dei Beni Culturali, la proposta
non sta in piedi per un fatto semplice: le iniziative
pioveranno come chicchi di grandine e gli Enti Locali, le
Regioni e le Soprintendenze dello Stato non sono
attrezzate per individuarle, selezionare quelle dannose e
bloccarle in tempi rapidi. Le Soprintendenze in
particolare, depauperate di uomini e mezzi nel corso
degli anni e con moto più precipitoso per le restrizioni
dovute alla crisi, sono oggi al limite della
sopravvivenza. Quelle che dovrebbero esprimersi in 30
giorni, pena l' assenso, sono soprattutto le
Soprintendenze ai Monumenti, che mancano di architetti e
ingegneri. Infine dopo due generazioni nessun piano
paesaggistico è stato ancora approvato in Italia, e
questo è un punto di straordinaria debolezza. Chi ha
letto «La Colata» di Ferruccio Sansa, Andrea Garibaldi,
Antonio Massari, Marco Preve, Giuseppe Salvaggiulo
(Chiarelettere) conosce il modo in cui il partito
del cemento sta cancellando il futuro del Paese.
Ora, oltre al cemento, anche le pale eoliche e il
fotovoltaico dilagheranno, con vantaggio per pochi e
danno irreversibile per la comunità, dando il colpo
finale al nostro paesaggio. Il fatto è che costituzioni
e codici possono cambiare, se i loro principi non sono
scolpiti nei cuori dei cittadini. E gran parte
dei nostri concittadini ignora cosa sia il paesaggio.
Esso viene continuamente confuso con l' ambiente
naturale, che è fra le cause della sua distruzione, come
le erbacce che invadono un giardino. Cerchiamo solamente
i paradisi perduti: dobbiamo attendere la rovina totale
del nostro? Non esiste ora scolastica, universitaria (di
archeologia o storia dell' arte), al museo o in
televisione in cui si racconti come il nostro paesaggio
sia stato plasmato dalle novanta generazioni che ci hanno
preceduto. Tutti sanno, ormai, cosa sia un' opera di
pittura, scultura, architettura, ma il contesto, sia esso
urbano o rurale, sfugge per lo più alla coscienza
comune. È questa una responsabilità non solo di
palazzinari, speculatori dell' eolico e legislatori
improvvidi ma anche degli stessi intellettuali. Per il
senso comune hanno infatti valore solo le opere
irripetibili dei grandi autori ( vedi le code a
Caravaggio). E i lavori senza gloria delle arti
applicate, per lo più anonimi? Il paesaggio è un' arte
applicata, non firmata; è un documento di valore storico
più che estetico. Stiamo cancellando ogni giorno ettari
di nostra storia visibile. Se non poniamo rapido riparo,
somiglieremo presto a ingordi marziani vagolanti in un' immane
periferia.
Carandini Andrea
* Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali
Pagina 23
(15 luglio 2010) - Corriere della Sera
domenica 18 luglio 2010
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