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Anche in Valpolicella il biologico avanza.
Avanza piano, ma avanza. In un recente incontro con Alex
Zanotelli è stato buttato lì un dato: 30%. Non è stato
fissato il termine entro cui il 30% dellagricoltura
dovrebbe diventare biologica, però la provocazione è
stata lanciata.
Alcuni dei padri fondatori coltivano la
campagna con sistemi biologici da oltre 40 anni. Sono
stati apostrofati come illusi, visionari, incapaci,
sognatori. In sintesi, sono sempre stati trattati come
diversi. In pochissimi si sono fatti
coinvolgere dalla vera coltivazione biologica della
campagna. Però qualche azienda cè stata. Potete
andare a visitarle queste realtà. I proprietari non vi
porteranno nella cantina simil-vecchia, non vi
racconteranno le storie trite e ritrite delle quindici
generazioni di vinaioli, non vi annoieranno con le botti
di rovere che fanno miracoli. Vi porteranno a vedere la
loro campagna, le loro viti che producono buona uva, vi
illustreranno i trattamenti misurati e rispettosi del
suolo, della pianta, dei bambini che tra quelle vigne
scorrazzano.
Cè una Cantina che produce un solo tipo di
Valpolicella derivato da coltivazioni biologiche. Non usa
luva migliore per lAmarone. Va assolutamente
controcorrente e di questa sua diversità ne
ha fatto un elemento di promozione sul mercato.
Qualche altra Cantina inizia a sperimentare. La
curiosità cè, ma cè un ma. Le
grosse cantine potrebbero sfruttare il biologico come
puro elemento di marketing, non rispettando le
regolamentazioni che tale coltura si è imposta. Avrete
sentito recitare lAmarone è di moda.
Ecco è esattamente questo il pericolo che si corre: che
anche il biologico diventi di moda.
In realtà i grandi vinificatori potrebbero svolgere un
ruolo determinante per togliere il biologico dal limbo in
cui è stato relegato. Potrebbero incoraggiare gli
agricoltori bio con un differenziale sul prezzo delluva,
premiando finalmente coloro che non usano diserbanti,
coloro che non fanno venti trattamenti a stagione e che
si ritrovano ad usare prodotti chimici a sproposito,
coloro che non usano il vigneto come una catena di
montaggio esasperatamente automatizzata.
Chissà se un giorno riusciremo a toglierci da questa
logica che ci spinge ad inquinare sempre di più, ad
accumulare veleni ovunque, a cedere alle richieste del
progresso, perché tanto la medicina sta
facendo passi da gigante e riesce a curare oggi tumori
che ventanni fa erano mortali. Stiamo consumando la
terra, lacqua, laria, le stiamo sfruttando e
distruggendo in nome del nostro benessere.
Nessuno pare si preoccupi più di quello dei nostri
figli.
La logica industriale ha portato benefici economici ma ha
creato danni irreparabili ai luoghi dove viviamo. Quando
qualcuno riuscirà a quantificare i danni alla salute, al
territorio, alla qualità della vita, allora
magari saremo in grado di valutare meglio quanto ci è
costato avere un reddito migliore di quello dei nostri
padri.
PS: gli irroratori folli, le pecore in balia delle
società produttrici di pesticidi, sono già allopera.
Agricoltori idioti (miei vicini di casa) hanno già
irrorato le viti due volte. E, agli occhi dei più, sono
loro i vignaioli allavanguardia !
martedì 27 aprile 2010
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