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Unicredit annuncia 5200 esuberi. Monti salverà la
patria. La Lega riapre il parlamento del Nord. La
Gabanelli fa emergere il nero eliminando le
banconote. Una signora suggerisce: compriamoci la Grecia.
Che 17 anni di berlusconismo avessero confuso le idee un
po a tutti, ce neravamo accorti. Che adesso
tutti si mettano a scoprire leconomista che
cè in te, fa un po ridere.
LItalia è unAzienda che da un po di
anni chiude lesercizio in perdita. In qualsiasi
impresa a fine anno si confrontano i Costi con i Ricavi;
se i primi sono superiori ai secondi, si ha una pardita.
Se sono 3 anni consecutivi che perdo 100, e poi 150, e
poi 200, i miei debiti saranno aumentati di 450.
Unazienda deve ricapitalizzare, anche perché ci
sono precisi vincoli di legge. Altrimenti va in
fallimento. Lazienda Italia, invece, può
continuare a chiudere esercizi in perdita e vedere il suo
debito crescere a dismisura (siamo a circa 2.000 miliardi
di euro). Come fa a non fallire? Non fallisce perché noi
le compriamo i Buoni del Tesoro e quindi le diamo denaro
contante in cambio di una promessa di restituircelo tra
3, 5, 10 anni o più.
E evidente che questo processo non può durare
allinfinito. Ed infatti lItalia, con
lingresso di Monti, è di fatto commissariata.
Cioè lEuropa ha imposto allItalia un
consulente-commissario che ristrutturi lAzienda. Il
primo lavoro da fare è quello di confrontare i Costi e i
Ricavi dellanno in corso. Riscontrato che i Costi
continuano ad essere superiori ai Ricavi, deve
immediatamente cercare di arrivare almeno al pareggio.
Siccome è praticamente impossibile, in tempi brevissimi,
aumentare i Ricavi, ecco che il primo provvedimento da
prendere è ridurre i Costi.
Ed ecco che arriviamo al nocciolo del problema. Uno dei
provvedimenti classici che si adottano è la riduzione di
personale. Diciamo che nellAzienda Italia (o meglio
nella parte parassitaria del pubblico impiego) si
individuino 500.000 persone che devono essere licenziate.
Senza nemmeno stare a calcolare la diminuzione dei
consumi (che di sicuro non aiuta lo sviluppo economico di
una nazione), dove lo collochiamo mezzo milione di
persone proprio nel momento in cui una banca come
Unicredit annuncia esuberi per 5.200 unità?
Quando lEuropa ci chiede un maggior sviluppo
economico, ci chiede in sostanza di aumentare il
fatturato. Ma come si fa ad aumentare il fatturato se
lintera economia nazionale (ma anche europea) è in
fase di recessione? Sempre per esemplificare,
bisognerebbe che i 500.000 esuberi del pubblico impiego
venissero assorbiti in tempi rapidi dai vari Leonardo del
Vecchio, Renzo Rosso, Giorgio Armani. Al di là delle
competenze e delle dislocazioni geografiche, non mi
risulta che nessuna di queste aziende possa essere in
grado di assorbire anche una seppur minima quantità di
tale personale.
Lunica speranza è che rinasca una vigorosa voglia
di fare impresa, soprattutto da parte dei giovani.
Perché questo accada, dovranno essere in condizioni di
aver accesso al credito, di poter assumere personale con
forti sgravi sui contributi nei primi anni, di avere, da
parte del governo, chiare indicazioni sui settori che
lItalia dovrà-potrà sviluppare nei prossimi venti
anni. Quando quindici anni fa lIndia scelse di
riempire le scuole di computer, aveva un progetto ben
preciso: creare una popolazione di informatici che
sarebbero stati richiesti nel mondo intero. E oggi è
esattamente così.
Monti è il medico della Terapia Intensiva. Non è nelle
condizioni di progettare il nostro futuro. Non perché
non ne abbia le capacità, ma perché il paziente gli
potrebbe morire tra le mani.
Forza Imprenditori, forza Giovani.
(Forza Italia
non si può più dire)
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
scrivono sul Corriere
I primi
tagli: iniziare dalla politica
L'agenda di governo di Mario Monti non può che
cominciare dalla B.
Berlusconi? No: Burocrazia
AFFONDARE
IL BISTURI NEL GRASSO DELLA CATTIVA POLITICA
L'agenda di governo di Mario Monti non può che
cominciare dalla B. Berlusconi? No: Burocrazia. Racconta
il progettista della stazione Tiburtina di Roma di una
conferenza dei servizi, «decisa per accelerare», con 38
partecipanti: trentotto! Un delirio: i 456 mila euro per
dare le fotocopie del progetto a tutti gli invitati sono
o no un costo della politica? Sì.
Ed è lì che, per fare le altre riforme necessarie, il
nuovo premier dovrà mettere mano. Anzi, proprio per
toccare il resto, dovrà «prima» affondare il bisturi
lì: nel grasso della cattiva politica.
Va da sé che in una situazione come la nostra, dove i
veti incrociati sono un incubo e il governo non può
imporre alle Regioni manco la cilindrata delle autoblu
senza beccarsi un ricorso alla Corte costituzionale, la
strada del nuovo premier non sarà in discesa. Anzi. Le
resistenze saranno vischiose, le ostilità mascherate ma
callose: meno funziona la macchina dello Stato più certi
politici possono mettersi di traverso, sollecitare un
aiutino che dovrà poi essere ricambiato, allargare la
clientela. Al punto che, dice la Corte dei conti, il
costo supplementare delle «bustarelle» pretese per
oliare il sistema sarebbe di 60 miliardi l'anno. Una
somma che prima del decollo dello spread fra i BtP e i
Bund tedeschi sarebbe bastata a pagare gli interessi
annuali sul nostro debito pubblico.
E forse non è un caso se la legge anticorruzione,
approvata fra squilli di trombe dal governo Berlusconi il
primo marzo 2010, giace da un anno e sette mesi sotto la
polvere. Il premier incaricato potrebbe partire da qua.
In ogni caso, come dicevamo, un punto è certo: incidere
sui costi più offensivi della cattiva politica, gli
consentirebbe di raccogliere nel Paese, tra i cittadini,
quel consenso necessario non solo a scardinare le
resistenze più corporative dentro il Parlamento, ma a
spiegare poi a quegli stessi cittadini che qualche
medicina amara andrà deglutita. Un'opera di
convincimento possibile solo a una classe dirigente
capace di recuperare la credibilità perduta. Partendo,
magari, da questo abbecedario.
A Auto blu
«Le abbiamo già dimezzate!», ha detto la ministra
della Gioventù Giorgia Meloni mercoledì a La7. Il
ministero della Difesa, che ha un centinaio di auto blu e
700 auto «grigie» nonostante solo in 14 avrebbero
diritto al privilegio aveva appena acquistato 13 Maserati
quattroporte blindate: alla faccia della manovra di
luglio, che aveva stabilito la cilindrata massima di
1.600. Se ha ragione Brunetta si potrebbe risparmiare un
miliardo l'anno. Da subito.
B Bilanci
È la riforma più urgente: i bilanci di Stato, Regioni,
Province, Comuni sono un caos. Voci diverse, capitoli
diversi, strutture diverse: ognuno fa come gli pare. Il
tutto nella nebbia volutamente più fitta. Cosa c'è nei
50 milioni di euro della voce «fondo unico di
presidenza» di palazzo Chigi? I soldi per le operazioni
«discrete» degli 007 o la tinteggiatura dei muri?
Servono bilanci unici, trasparenti, che lascino piena
autonomia politica ma siano leggibili da tutti (le
fognature si chiamino fognature, le consulenze
consulenze) dove si capisca quanti soldi si spendono e
per che cosa. Così i cittadini potranno fare dei
confronti innescando una spirale che porterà a risparmi
veri.
C Conflitto d'interessi
L'Italia è diventata una Repubblica fondata sul
conflitto d'interessi. Basta con presidenti del Consiglio
proprietari di reti televisive, ma anche assessori alla
salute titolari di aziende fornitrici della sanità
pubblica, sottosegretari proprietari di società che
gestiscono la pubblicità per i giornali, sindaci
geometri che presiedono giunte che approvano i loro
progetti, avvocati-assessori che fanno causa alla propria
amministrazione.
D Doppio lavoro
Se valessero a Roma le regole americane, ci sarebbero 186
parlamentari «fuorilegge»: tutti coloro che, pagati per
fare i deputati o i senatori fanno pure altri mestieri,
moltiplicando i propri affari grazie alla politica. E
sottraendo tempo al proprio impegno istituzionale. Ecco:
copiamo gli americani.
E Europa
Con la manovra di luglio si è deciso di equiparare gli
stipendi dei nostri parlamentari alla media europea, sia
pure corretta in base al Pil e limitata alle sei nazioni
più grandi. Anche i rimborsi elettorali andrebbero
adeguati a quella media. È inaccettabile che un italiano
spenda in media 3 euro e 38 centesimi l'anno per
mantenere i partiti, contro 2,58 degli spagnoli, 1,61 dei
tedeschi e 1,25 dei francesi.
F Fisco
Una leggina infame permette a chi finanzia un politico di
avere uno sconto fiscale 50 volte superiore a quello di
chi dà soldi a un ente benefico o alla ricerca sul
cancro. Avevano giurato di cambiarla, non l'hanno mai
fatto. E tutte le proposte di legge presentate per
correggere questo abominio giacciono mestamente in
parlamento. Vanno tirate fuori e approvate. Subito.
G Gettoni
Un consigliere comunale di Padova incassa per ogni seduta
45,90 euro, uno di Treviso 92, uno di Verona 160. Per non
dire delle regioni a statuto speciale, dove con trucchi
vari un membro del consiglio municipale di Palermo può
prendere 10mila euro al mese. Stop. L'autonomia non
c'entra e non può essere usata a capriccio: regole fisse
per tutti, da Lampedusa a Vipiteno.
H High speed
I ritardi sulla velocità di download, dove nella
classifica netindex.com siamo al 70° posto dopo
Kazakistan e Rwanda, sono così abissali da far
sospettare a una scelta inconfessabile: meno funzionano
gli sportelli elettronici, più i cittadini dipendono dai
«piaceri» della burocrazia e della politica. Con costi
enormi, da tagliare.
I Indennità
Le «buste paga» devono essere trasparenti, commisurate
alla media europea, per tutte le cariche: l'assessore
alla sanità altoatesino non può guadagnare 6mila euro
più del ministro della sanità di Berlino. Basta
furbizie, come certi rimborsi esentasse a forfait (magari
anche a chi non ha la macchina, come nel Lazio) o il
contributo per i portaborse che troppo spesso, incassato
dal parlamentare, è girato ai collaboratori solo in
minima parte e in nero. Si faccia come a Strasburgo, dove
gli assistenti sono pagati direttamente
dall'Europarlamento.
L Limiti
Il governo Prodi nell'infuriare delle polemiche aveva
fissato un limite massimo agli stipendi dei
superburocrati: 289 mila euro. Quel tetto, tuttavia, non
è mai stato applicato. Tanto che il presidente delle
Poste Giovanni Ialongo nel 2009 di euro ne ha presi 635
mila. Urgono nuove regole.
M Municipalizzate
Le società miste dei servizi pubblici locali sono state
troppo spesso usate per aggirare le regole su assunzioni
e appalti causando paurosi buchi finanziari ripianati
dalla collettività. Basta. È inammissibile che un
comune, socio principale, approvi un bilancio in rosso
senza risponderne. Le regole devono essere le stesse del
settore privato: chi truffa paga.
N Nomine
Il «manuale Cencelli», in base al quale vengono
ripartite fra i partiti le poltrone pubbliche, vada al
macero. Le nomine devono obbedire esclusivamente a
criteri di merito. Va fissata la regola che chi ha
ricoperto una qualsiasi carica elettiva non può essere
nominato in un'azienda pubblica almeno per cinque anni.
Sennò ogni poltrona diventa merce di scambio per i
riciclati o per comprare un'alleanza.
O Onorevoli
Una legge costituzionale che preveda il dimezzamento dei
Parlamentari e il superamento del bicameralismo perfetto
si può approvare in 90 giorni. Sono tutti d'accordo,
come dicono da mesi? Lo dimostrino.
P Province
Quante volte destra e sinistra hanno promesso che
avrebbero abolito le Province? Costano fra i 14 e i 17
miliardi di euro l'anno e alla fine aveva accettato il
taglio, sia pure a malincuore, anche la Lega. Passino
dalle parole ai fatti. Anche in questo caso basterebbero
tre mesi.
Q Quadruplo
Il mercato dell'auto in Italia è sceso ai livelli del
1983. Da quell'anno preso ad esempio il Pil pro capite è
cresciuto del 40% ma il costo della Camera e del Senato
in termini reali è quadruplicato. Un delirio megalomane.
Da ricondurre a una maggiore sobrietà. Anche mettendo
fine al principio dell'autodichia, in base al quale
nessuno può mettere becco sui conti di Camera, Senato e
Quirinale. Un controllo esterno, visto quanto è
successo, è obbligatorio.
R Regioni
È intollerabile che rispetto agli abitanti i consigli
regionali della Lombardia o dell'Emilia-Romagna costino
circa 8 euro pro capite, quello sardo 51 o quello aostano
124. Identici servizi devono avere identici costi. Il
«parametro 8 euro» farebbe risparmiare 606 milioni
l'anno. Tolto l'Alto Adige per l'accordo internazionale
da rispettare, andrebbero riviste inoltre alcune regole
delle autonomie: non possono essere occasione di ingiusti
squilibri e privilegi.
S Scorte
Da decenni ogni ministro dell'Interno dice d'averle
tagliate, ma è una bufala. A Roma il rapporto fra auto
di scorta e volanti della polizia, lo dice il Sap ma il
prefetto concorda, è di otto a uno. Di più: la benzina
per le scorte non manca mai, quella per le volanti o le
gazzelle devono pagarla talvolta di tasca propria i
poliziotti e i carabinieri.
T Trasparenza
Facciamo come gli inglesi: prendiamo le loro stesse
regole sulla situazione patrimoniale di parlamentari,
consiglieri regionali, sindaci e altre cariche elettive.
Tutto trasparente, tutto sul Web. A partire dai
finanziamenti privati ai partiti, oggi non solo limitati
alle somme sopra i 50 mila euro, ma inaccessibili
on-line. In più, la certificazione dei bilanci dei
partiti va resa obbligatoria.
U Uniformità
È la regola aurea della buona amministrazione. I costi
devono essere uniformi: dalle «liquidazioni» ai
deputati alle siringhe delle Asl. Per mantenere i suoi
dipendenti la Regione siciliana non può far pagare a
ogni cittadino 353 contro i 21 euro della Lombardia. E se
si stabilisce il blocco delle assunzioni, questo deve
riguardare, a maggior ragione, anche palazzo Chigi.
V Voli blu
Nel 2009 le ore volate per ogni membro del governo sono
state del 23% superiori al record del 2005 e addirittura
del 154,2% rispetto al 2007 (gabinetto Prodi). La recente
norma voluta da Tremonti che limita i voli blu ai massimi
vertici dello Stato va applicata subito. Con l'obbligo di
pubblicare su internet i dettagli di ogni viaggio: nome
dei passeggeri, destinazione, costo. Una disposizione che
dovrebbe essere retroattiva, perché i cittadini si
possano rendere conto di quello che è successo negli
ultimi anni.
W Welfare
Prima di toccare le pensioni dei cittadini va
radicalmente cambiato il sistema dei vitalizi, che oggi
vede da 11 a 13 euro di uscite per ogni euro di
contributi in entrata. Vale per il Parlamento, vale per
le Regioni: 16 anni dopo la riforma Dini è scandaloso
che qua e là si possa andare in pensione ancora a 51
anni con quattro di contributi.
Z Zavorra
Vanno tagliate subito sul serio tutte le spese esagerate.
I dipendenti di palazzo Chigi sono attualmente più di
4.600 contro i 1.337 del Cabinet Office di David Cameron.
La sola Camera paga per affitti 35 milioni di euro
l'anno: 41 volte più che nel 1983. Una megalomania
estesa alle Regioni. Dove negli ultimi anni gli
investimenti immobiliari sono stati massicci. La Puglia
«sinistrorsa» ha appaltato la costruzione della nuova
sede per 87 milioni, la Lombardia «destrorsa» per il
Nuovo Pirellone con un mega-eliporto ne ha spesi 400. Per
non dire di certi contratti extra lusso: ogni dipendente
medio del Senato costa 137.525 euro. Cioè 19 mila più
dello stipendio dei 21 collaboratori stretti di Barack
Obama.
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
14 novembre 2011 10:06
lunedì 15 novembre 2011
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