Valpolicella, la bambola sgonfiabile

 
 


Quella incantevole ragazza che Milo Manara aveva disegnato qualche anno fa, adagiata su dolci colline e con l’espressione sognante, in realtà era una bambola gonfiabile. Ebbene sì, ora possiamo svelare la realtà. Fosse stata una pu… scusate una “escort”, quanto meno si sarebbe fatta pagare da quelli che le hanno messo le mani addosso.

Invece no. Sono passati imprenditori e amministratori, ingegneri e geometri, bottegai e titolari di centri commerciali, cementieri e produttori di batterie, e tutti se la sono fatta ripetutamente. Lei è rimasta lì, ha soddisfatto le loro voglie e non ha nemmeno messo da parte un po’ di quattrini per quando avrebbe incominciato a sgonfiarsi.

Non solo. Siccome la qualità delle sue prestazioni, nonostante l’usura, hanno acquisito fama, ecco arrivare quelli dalle proposte immonde. E’ sempre così, quando una è paziente, tollerante, “buona”, va sempre a finire che qualcuno si sente autorizzato a maltrattarla.

Le stanno proponendo una cosa che nemmeno le posizioni più ardite del kamasutra hanno osato affrontare. E’ una prestazione irriferibile, una cosa che nemmeno una bambola gonfiabile della sua esperienza può accettare. Aveva sentito parlare di sistemi nei quali la diminuzione di ossigeno esaltava il piacere dell’atto. Però c’è un limite a tutto.

Adesso è lì sotto scacco. Le hanno persino prospettato la possibilità di essere messa da parte; sostituita da una bambola dell’Est che non ha nemmeno più bisogno di essere gonfiata. Alta, altissima, con una velocità di “smaltimento clienti” davvero impressionante.

E’ lì povera Valpolicella che si affloscia piano piano. Non sa nemmeno se qualcuno la terrà come ricordo dei bei tempi perduti.
Secondo me, finisce nel cassonetto della plastica.
E incenerita, sappiamo dove.

sabato 1 agosto 2009

 
 
     
 
     
     
 

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