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Merkel: «Prima la Germania lascia l'energia nucleare
meglio è»
La «catastrofe di apocalittiche dimensioni» ha
irrimediabilmente segnato l'inizio di una nuova era
Anche il governo di Berlino accelera verso l'abbandono
dell'atomo: a maggio il Paese si troverà con 4 reattori
in funzione rispetto ai 17 a sua disposizione. Sarà la
prova generale per un futuro basato sulle rinnovabili
BERLINO - L'energia atomica va abbandonata, più presto
lasciamo l'atomo e meglio è. Non lo ha detto un leader
dei Verdi o di Greenpeace: chi ha parlato così poco fa a
Francoforte, a una conferenza economico-finanziaria
internazionale, è la cancelliera federale Angela Merkel.
La numero uno della coalizione libralconservatrice di
centrodestra che guida la prima potenza economica europea
e quarta potenza economica mondiale ha annunciato per la
prima volta che l'addio al nucleare è una sua priorità.
Sullo sfondo del dramma giapponese e del crescente
nervosismo del governo per le difficili elezioni di
domenica nel ricchissimo Baden-Wuerttemberg, lo Stato del
sudovest dove la Cdu della Merkel rischia di perdere e i
Verdi sperano di conquistare per la prima volta un
incarico di governatore, la Germania ripensa il suo
modello di energia, di società e di sviluppo.
Più presto lasciamo l'energia nucleare e meglio sarà,
ha insistito Angela Merkel. L'addio all'atomo, ha
continuato la cancelliera, va fatto e gestito in modo
razionale. Senza frette isteriche che potrebbero creare
problemi nell'approvvigionamento, e soprattutto senza
mettersi nella condizione di diventare la prima potenza
economica che spegne tutti i reattori nucleari, ma poi
importa energia elettrica prodotta dai paesi vicini (come
Francia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Svezia, Svizzera)
con centrali atomiche. Ma in ogni caso, ha sottolineato
ancora la leader tedesca, il nucleare è una tecnologia
di transizione. E'urgente pensare alla formula del mix
energetico del futuro prossimo del dopo-atomo. La
tragedia di Fukushima, ha detto ancora la Merkel, ha
scosso il mondo, e lo cambierà.
Giorno dopo giorno, il suo governo di Berlino dà segnali
sempre più forti della decisione di accelerare l'addio
al nucleare. E'una svolta a 180 gradi: fino a prima della
catastrofe in Giappone, il centrodestra tedesco era
restato fedele alla sua decisione di prolungare la vita
operativa dei 17 reattori accesi in Germania, dal 2026
posto come scadenza dall'addio all'atomo che era stato
deciso dal governo di sinistra (Spd-Verdi) di Gerhard
Schroeder e Joschka Fischer, al 2035. Dopo Fukushima, è
cambiato tutto. Angela Merkel e il suo ministro
dell'Ambiente Norbert Roettgen hanno imposto una
moratoria di tre mesi in cui tutti i reattori tedeschi
verranno controllati e la loro sicurezza sarà
verificata. In quella moratoria il prolungamento del
ciclo di vita operativo delle centrali è sospeso, il che
secondo la maggioranza delle fonti politiche e degli
osservatori vuol dire che al minimo si tornerà alla
scadenza di chiusura delle centrali che era stata decisa
dalle sinistre. Nel frattempo durante la moratoria i
sette reattori più vecchi verranno spenti, e un ottavo
reattore è comunque già spento per difetti e
riparazioni.
Non è finita: a maggio altri cinque reattori verranno
provvisoriamente spenti per controlli e manutenzione di
routine, quindi la quarta potenza economica mondiale si
troverà per un po' con soli 4 reattori accesi. Il che
vuol dire tra l'altro che in quel periodo la percentuale
di elettricità prodotta con energie rinnovabili (già
oggi al 17 per cento contro il 22 per cento prodotto
quando tutti i 17 reattori sono accesi) supererà quella
prodotta con l'atomo civile. E in quel periodo arriverà
così la grande prova generale della vita economica quasi
senza atomo, per una delle economie più competitive e
moderne del mondo. Angela Merkel è l'unico capo
dell'esecutivo conservatore che si schiera con totale
decisione per l'addio all'atomo, quindi in modo contrario
a Cameron, Sarkozy o Berlusconi. Inoltre ha appena deciso
di costituire due commissioni indipendenti di saggi per
studiare tempi e modi dell'addio al nucleare. Inviterà
nelle commissioni esperti, tecnici, accademici, esponenti
dei partiti e delle Ngo, ecologisti, ma non i
rappresentanti delle aziende produttrici di centrali
atomiche o di energia ricavata dai reattori.
(23 marzo 2011)
ANDREA TARQUINI la Repubblica
giovedì 24 marzo 2011
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