E' nel Bio il futuro della Valpolicella

 
 






La richiesta di cibi più sani è in aumento dovunque. Perché la Valpolicella non dovrebbe fare da apripista sulla strada dell’agricoltura biologica ? Perché sull’etichetta dell’Amarone non dovrebbe comparire una bella scritta “Prodotto da Coltivazioni Biologiche” ? Perché questo valore aggiunto non cercano di sfruttarlo (tra i primi) agricoltori e cantinieri della Valpolicella ? Perché non dovremmo essere i primi a vantarci di abitare in un ambiente meno inquinato, più sano, più piacevole e più bello ?

L’agricoltura biologica costa. Costa di più coltivare l’uva e la resa si abbassa di almeno il 20%. Quindi perché avventurarsi su una strada in salita.
Crisi o non crisi i tempi d’oro dell’Amarone sono finiti. Prezzi in discesa, cantine piene, scarsa fiducia nell’operato del Consorzio, sensazione che il prodotto sia arrivato al culmine del suo ciclo economico, fanno pensare che è ora di “inventare” qualche cosa di nuovo. Chi deve partire per primo ? L’agricoltore o la cantina ?
E’ molto probabile che la prima a sperimentare sia una cantina che possiede anche campagna. Ci sono sempre stati i primi ed è corretto che il loro rischio sia premiato dal fatto di arrivare sul mercato con la “novità”. Qui però vorremmo parlare di una convinzione diffusa, di una maturità che coinvolge grandi e piccoli, di una voglia di diventare ancora più bravi agli occhi dei mercati internazionali.

C’è anche un’altra questione da considerare. Ritengo siamo in molti ad essere orgogliosi della Nostra Terra. Perché non lo dovremmo diventare ancora di più facendoci riconoscere come quelli che sono stati capaci di conciliare il profitto con il miglioramento dell’aria, dell’acqua di tutto l’ambiente che ci circonda e ci appartiene ? Perché “il solito progresso” che divora e distrugge non lo trasformiamo in un progresso che ci fa stare meglio in salute, che ci crea meno stress, che ci assicura un futuro più sano, che crea nuovi posti di lavoro con meno incertezze e meno cassa integrazione ?

I grandi mutamenti hanno bisogno di grandi menti che usano la loro autorevolezza per convincere, per formare, per condurre lungo il cammino. Le aziende più svelte di sicuro intraprenderanno la strada del Biologico. Gli altri staranno a guardare per cinque o dieci anni, fino a quando non avranno la certezza che “conviene”. Non è questa la via giusta. Servono stimoli, informatori e formatori, corsi, assistenza tecnica e commerciale, in modo che sia tutto un territorio che intraprende questa nuova via. Subito.

La prima entità che mi viene alla mente è la Facoltà di Scienze con sede a San Floriano. Laurea in Scienze e tecnologie viticole ed enologiche. Quale altro organismo potrebbe avere una migliore voce in capitolo. Si deve aggiungere che sempre a San Floriano sono presenti l’Istituto Agrario Stefani e il Centro Sperimentale della Provincia.
C’è un’altra realtà consolidata e radicata sul territorio. E’ la Banca della Valpolicella. Dalla sua posizione è in grado di capire per prima lo stato di salute della nostra economia. Si faccia promotrice essa stessa della trasformazione, suggerisca nuove strade, promuova incontri tra persone competenti, diventi protagonista di un nuovo sviluppo di questa nostra terra, cerchi di incidere su un programma a medio termine che tenga conto di un benessere misurato non solo in euro.

Grandi sfide, grandi impegni, grandi risorse. Che cosa ci manca ?


Sandro Campagnola

mercoledì 30 giugno 2010

altro tema Bio: http://www.teladoiolavalpolicella.it/bio.htm

 
 
     
 
     
     
 

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