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Cominciamo dalla fine. Il presidente dellAitec
Zillo Xillo, con tono tra il rassegnato e il velatamente
minaccioso, dichiara: Se le istituzioni non
recepiscono la gravità di quanto sta avvenendo, non ci
sarà futuro per leconomia della Regione e del
Paese. Come dire: il Veneto senza
cementifici-coinceneritori sarà ridotto alla povertà
più nera, allindigenza diffusa, alla disperazione
e al pianto. Le donne andranno a fare le serve in
Svizzera e gli uomini andranno a lavorare nelle fonderie
in Germania.
Senta, signor Zillo Xillo, visto che la sua famiglia ha
fatto fortuna in quel dei Colli Euganei, non le posso
chiedere se sa dove si trova il Veneto. Ma le posso
chiedere: è davvero convinto che leconomia della
nostra regione si regga sui cementifici? Si è mai
guardato intorno, non ha mai letto qualche statistica
sulle esportazioni, non ha mai visitato qualche officina
dove si producono pezzi per la meccanica di precisione
giapponese? Non si è mai accorto delle migliaia di
piccole aziende che con 30, 40, 50 dipendenti formano il
vero tessuto economico della nostra regione. Valpolicella
le dice qualcosa? Vini di eccellenza esportati in tutto
il mondo le possono dare qualche spunto?
Egregio signor Zillo Xillo, lei si ritrova a presiedere
una associazione che in realtà è un vero e proprio
Cartello. Lhanno abituata fin da piccolo,
evidentemente, ad essere riverito, a trovare le strade
spianate, i pantaloni dei politici regolarmente
abbassati, le popolazioni inginocchiate e benedicenti per
il lavoro che voi portavate. Nessuno si sognava di
chiedervi quale sarebbe stato il costo da pagare in
termini di salute, di danno allambiente, di
stravolgimento del territorio. Eravate così abituati a
comportarvi da conquistatori che non vi siete accorti che
laria stava cambiando. Lunica cosa che avete
capito benissimo è che lEpopea del Cemento stava
finendo e che bisognava inventarsi una diversificazione
morbida (nei termini), una riconversione degli impianti
per il nostro bene, un utilizzo dei rifiuti industriali
per risparmiare materia prima.
Caro signor Zillo Xillo, se mi posso permettere, credo
abbiate speso troppo poco in qualità della
comunicazione. Ormai siamo in troppi ad aver
imparato che se qualcuno definisce dei rifiuti NON
PERICOLOSI, è davvero il momento di tirare su le
orecchie. Quando ci tranquillizzano perché le dosi di
diossina rilevate sono bassissime, è ora di uscire in
strada con i cartelli. I cementifici hanno avvelenato
centinaia di migliaia di persone. I coinceneritori mirano
ad avvelenarne milioni. Lei faccia insieme con i suoi
cementieri tutte le considerazioni che vuole, apra
tavoli, imbonisca il politico di turno, minacci il blocco
delleconomia, ricorra al Consiglio di Stato.
Dopo aver fatto tutto questo, provi a pensare se non
sarebbe il caso di invitare, al Suo Tavolo, anche i
rappresentanti dei Comitati. Magari la potrebbero aiutare
a rendersi conto che corre lAnno del Signore
Duemilaundici (dopo Cristo).
PS. Immagino che l'apice della sua ilarità sia stato
raggiunto con la definizione RICORSO DI GRUPPI PORTATORI
DI INTERESSI SPECIFICI. Se pensava di assimilarci ai
Portatori di handicap, sappia che ne siamo onorati.
COMUNICATO
STAMPA dell'Associazione Tecnico Economica del Cemento
(AITEC)
«Le recenti sentenze del Tar Veneto in merito ai
necessari progetti di ammodernamento dellimpianto
di Fumane di Cementirossi e di quello di Monselice di
Italcementi testimoniano di una oggettiva difficoltà a
programmare iniziative industriali nella regione e, più
in generale, stanno consolidando un clima
anti-industriale nel Paese. La crisi finanziaria di fine
2007 ha dimostrato che non esistono economie sostenibili
se non vi è alla base un efficiente sistema industriale.
Leconomia reale è la leva di qualsiasi modello di
sviluppo.
Senza voler entrare nel merito delle decisioni del Tar
Veneto, entrambe le sentenze dimostrano, senza alcun
dubbio, che la pianificazione industriale del territorio
ha bisogno di regole certe e di percorsi di verifica seri
ma inappellabili. Non è possibile che iter
autorizzativi, lunghi, dettagliati, analitici vengano spazzati via da un
ricorso di gruppi portatori di interessi specifici e
magari contrapposti allindustria, con il risultato di mettere in
discussione investimenti orientati alla crescita dellefficienza
delle imprese e a un radicale miglioramento della
compatibilità ambientale degli impianti grazie a un
drastico abbattimento delle emissioni.
Imprese che investono ingenti capitali hanno necessità
di programmazione e di pianificazione di medio lungo
periodo per assicurare un adeguato ritorno sul capitale
impiegato e una coerente ridistribuzione delle risorse
nel territorio in cui operano. LItalia ha già
perso molti settori di produzione di materie di base.
Molte imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni,
che vivono della trasformazione di materie chimiche di
base, conoscono perfettamente il giogo a cui sono
sottoposte dalle grandi multinazionali estere che
detengono larga parte degli impianti di trasformazione.
Il sistema economico italiano non ha futuro senza
industria e tutta la filiera industriale non ha futuro se
non possiede industrie di trasformazione di materie
prime.
I casi di Fumane e di Monselice dimostrano che non è
possibile con lattuale sistema legislativo e
normativo, fatto di leggi, norme, interpretazioni,
ricorsi, appelli, poter programmare iniziative di lungo
periodo. Come imprenditori di un sistema capital
intensive abbiamo bisogno di iter più razionali e
rapidi, pur nel pieno rispetto degli interessi
collettivi, e di certezze.
Riteniamo che sia indispensabile che le istituzioni,
legittimate a comporre interessi diversi che si esprimono
sul territorio, intervengano per ridurre le aree di
incertezza e stabiliscano regole, diritti e doveri che
siano un punto di riferimento per tutti. La Regione, la
Provincia o il Ministero dellambiente creino un
tavolo per raggiungere un risultato che permetta alle
imprese, ai lavoratori e ai cittadini di disegnare con
certezza il loro destino. Se le istituzioni non
recepiscono la gravità di quanto sta avvenendo, non ci
sarà futuro per leconomia della Regione e del
Paese».
Dr. Alvise
Zillo Monte Xillo
martedì 17 maggio 2011
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