L'Affondazione Arena

 
 






L’invenzione è di Silvino Gonzato nella sua Posta della Olga. E’ una folgorazione, una sintesi scintillante della situazione opaca e moscia in cui si trova l’Ente lirico che gestisce l’Arena di Verona.
A dirigere l’Affondazione c’è da qualche tempo Francesco Girondini, diventato nel mio immaginario “famoso” per la sua idea di
COPRIRE L’ARENA. Un giornale qualche mese fa scriveva: “È forse un caso che oggi il sovrintendente di Fondazione Arena, a Verona, sia tal Francesco Girondini, perito agrario, fedelissimo del sindaco Tosi…?”
Verebbe da chiedersi, tra persone normali e mediamente colte, come ha fatto uno come Girondini a trovarsi a dirigere la Fondazione, quali esperienze imprenditoriali può vantare, quali titoli e attestati culturali può esibire. A quale fattorino, tra le persone di vostra conoscenza, è capitato di diventare direttore generale? Quale grado di cultura si può assegnare, per deduzione, ad uno che pensa di mettere il coperchio all’Arena?

L’Arena e i suoi spettacoli rappresentano una grande fetta dell’economia della città nel periodo estivo. La lirica, si sa, non ha alcuna attrazione per il pubblico giovane. L’offerta “ingessata” dell’Aida in mille salse, ha evidentemente stufato anche i non giovani. Zeffirelli che da centocinquantanni “sbragona” per Verona fino ad imporle l’arredo della Bra, evidentemente ha stufato anche le pietre del Liston. La grande trovata di avvicinare l’Arena ai giovani attraverso Festivalbar e concerti del genere, evidentemente non ha risolto il problema.

L’Arena potrebbe diventare un Grande Laboratorio Mondiale per gli spettacoli d’avanguardia, un punto di riferimento per tutti coloro che sono in grado di proporre novità in campo teatrale, sperimentazioni di musica moderna e classica, grandi festival jazz. Problema: chi va a vendere una tale Arena nel mondo? Girondini?
La grande imprenditoria veronese (non so come ci sia finita dentro la Camera di Commercio) ha già dato e, comunque, non intende dare a titolo di carità. E fa bene. L’unico a dimostrare un certo interesse è stato Gian Luca Rana. “Se si tratta di una partecipazione passiva, dove mettiamo solo i soldi, non ci interessa.” Però precisa: “Diversamente, se l’offerta fosse più allettante, la risposta dell’azienda sarebbe positiva. Sarebbe un piacere se l’azienda Rana potesse entrare nella gestione attiva dell’ente, contribuendo al rinnovamento della proposta culturale offerta dalla Fondazione”.

Serve un colpo di coda alla Giovanni Rana, altro che mangiatoia dei politici di turno. E poi toglieteci definitivamente dai piedi quell’Arena oscena che assomiglia più a Las Vegas che a un teatro romano di duemila anni fa. In una immagine sono riusciti a racchiudere tutta la NON-CULTURA della recente gestione. Dietro alle luci, NULLA.



mercoledì 5 gennaio 2011

 
 
     
 
     
     
 

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