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Alle 5 di
mattina gli agricoltori più solerti sono già nel
vigneto a spargere la prima benedizione quotidiana. Hai
un bel raccontare che abiti in campagna e sei svegliato
dal canto degli uccelli. Questi novelli monaci del Dio
Amarone attaccano delle turbine che, al di là del
fracasso dinferno, creano nuvole in grado di
propagarsi a distanze inimmaginabili, investendo case,
cortili, incauti ciclisti, auto col finestrino aperto,
pedoni che erano andati a farsi una sana
passeggiata nel verde.
Non ho idea di cosa ci sia dentro a queste nuvole spesso
puzzolenti e di sicuro irritanti. Vorrei essere aiutato a
capire. E mi piacerebbe anche che a spiegarmi
non fosse il rappresentante di una delle case produttrici
di queste miracolose e di certo indispensabili sostanze.
Cè unaltra questione su cui vorrei
soffermarmi.
Nella querelle cementificio-cantine-consorzio, noto un crescente
fastidio proveniente dai più o meno
diretti protagonisti. Meglio non parlarne. Poi cè
la crisi. Che bisogno cè di smuovere le acque.
Salviamo il buon nome. E via con le amenità del genere.
In Valpolicella ci abitiamo in 70.000. I dipendenti, gli
indotti e relativi familiari del cementificio
diciamo che siano 500. Gli agricoltori, i vinificatori, i
vassalli, valvassori e valvassini del vino facciamo conto
che siano 5.000. Bene, ci sono altri 64.500
cittadini che non hanno dipendenze né dal cemento, né
dal vino.
Chiedo: possono sperare di avanzare, nel modo più
sommesso e rispettoso, qualche pretesa in ordine alla
loro salute ? Cè modo che la loro voce
venga percepita e presa in considerazione ?
Vorrei partire da qui e dare un modestissimo contributo a
tutti quegli abitanti della Valpolicella che ne vogliono
sapere di più.
Per chi volesse addentrarsi progressivamente nelle
problematiche inerenti i cementifici e si trovasse ancora
a disagio tra PM10, PM2,5 e nanopolveri, rimandiamo a un
documento che abbiamo pubblicato su questo sito oltre due
anni fa (Doc n° 1).
Per chi voglia iniziare a capire meglio che cosa si
sparga nelle campagne, proponiamo un articolo sui
pesticidi di inizio 2009 (Doc n° 2), riportato qui di seguito.
Invitiamo tutti coloro che ne sanno più di noi di
mandarci materiele, spiegazioni, pubblicazioni
scientifiche che ci aiutino a
capire che aria stiamo respirando
in Valpolicella
Faremo seguire il Doc n° 3, il Doc n° 4 e così via
fino a creare un quadro sempre più completo ed
esauriente.
(grazie a quelli
che ci fanno i complimenti per il sito, grazie al
"5° Sì al Cementificio" che mi ha dato lo
spunto sull'acquasanta - noi proseguiamo e siamo convinti
che questa sia pura e semplice informazione- chi
preferisce il bla bla bla, faccia come crede)
Doc n° 2
Un argine ai troppi pesticidi
Dati allarmanti: «veleni» in laghi, fiumi e falde
E l' Unione Europea dà un nuovo giro di vite
*** Il Parlamento europeo ha appena approvato una
direttiva contro l' uso spregiudicato dei fitofarmaci.
Una parte non indifferente delle 150 mila tonnellate di
prodotti chimici usati ogni anno nei nostri campi finisce
nelle acque.
Giro di vite europeo sugli antiparassitari in
agricoltura. Il Parlamento europeo ha approvato il 13
gennaio scorso una direttiva contro l' uso spregiudicato
dei fitofarmaci e ha adottato restrizioni molto severe.
È in preparazione un elenco di sostanze da vietare: si
parla di 14 pesticidi da considerare «fuori legge» e di
altri 8 sui quali il giudizio è sospeso solo in attesa
di alcune prove, ma l' elenco finale potrebbe essere più
numeroso.
Alcune di queste sostanze sono mutagene o cancerogene,
altre sono interferenti endocrini (che agiscono
modificando l' equilibrio ormonale) oppure rientrano
nella categoria dei Pbt (persistenti bioaccumulanti
tossici, sostanze che si degradano molto lentamente nell'
ambiente e che si accumulano nei tessuti adiposi dell'
uomo e dell' animale). La direttiva invita gli Stati
membri ad adottare (entro 3 anni) piani nazionali per
ridurre l' uso dei pesticidi, a ridimensionare l'
agricoltura industriale, a privilegiare quella biologica
e metodi di coltivazione che utilizzano insetti o piante
antagoniste al posto dei pesticidi; si invitano, inoltre,
le aziende agricole a usare varietà di piante più
resistenti ai parassiti, fertilizzazioni più equilibrate
e ad alternare le colture.
L' uso dei pesticidi sarà vietato in parchi, giardini
pubblici, campi sportivi, cortili delle scuole e anche in
prossimità di strutture sanitarie. Da ridurre anche l'
utilizzo di pesticidi lungo strade, linee ferroviarie, in
prossimità di acque superficiali o sotterranee e da
vietare l' impiego di aerei per il trattamento dei campi.
Ogni Stato potrà infine mettere al bando gli
antiparassitari responsabili della strage di api in mezza
Europa.
Chiara, dunque, la volontà dell' Ue di cambiare
«rotta» in agricoltura, anche se la normativa contiene
alcuni compromessi: si potrà consentire l' uso dei
pesticidi vietati fino alla scadenza delle specifiche
autorizzazioni (da 1 a 10 anni) e si potrà derogare ai
divieti in caso di gravi emergenze fitosanitarie. «È un
passo avanti importante» sottolinea Roberto Pinton,
segretario di Assobio (aziende di prodotti biologici)
perché non verrà più autorizzato l' impiego di
pesticidi classificati come tossici o perturbatori
endocrini e ci dovrà essere più informazione sui rischi
dei pesticidi. Secondo i dati ufficiali, in Italia l'
1,2% della frutta e della verdura presenta pesticidi
superori ai limiti di legge e il 30% contiene residui nei
limiti consentiti. Sono dati in linea con quelli degli
altri Paesi europei; ciò non toglie che una parte non
indifferente delle 150 mila tonnellate di prodotti
chimici usati ogni anno nei nostri campi finisca nelle
acque di superficie (corsi d' acqua e laghi) e nelle
falde sotterranee che alimentano gli acquedotti».
Il problema emerge anche dal Rapporto dell' Istituto
superiore per la protezione e la ricerca ambientale,
organismo pubblico che si occupa tra l' altro di
monitorare l' impatto dei composti chimici usati in
agricoltura e nell' industria. Pubblicato a fine
dicembre, il Rapporto Ispra rivela che nel nostro Paese
il 57,3% delle acque superficiali contiene tracce di
pesticidi; nel 36,6% dei casi oltre i limiti previsti per
l' acqua potabile. Per le falde sotterranee la
contaminazione riguarda il 31,5% dei siti esaminati. I
limiti di potabilità sono superati nel 10,3% dei casi,
situazioni che escludono l' utilizzo delle acque stesse
come fonte per acquedotti.
Controlli e analisi hanno riguardato (2006) 3400 siti: le
sostanze rilevate sono state 131, soprattutto erbicidi,
come la terbutilazina (usata nelle coltivazione di sorgo
e mais) presente, per esempio, nella metà dei campioni
della Pianura Padana. Il dato più allarmante riguarda la
presenza generalizzata di atrazina, erbicida vietato 17
anni fa, ma rilevato molto spesso nelle acque sia di
superficie sia sotterranee (17%), a riprova della
lunghissima persistenza di alcuni pesticidi nell'
ambiente. «Purtroppo il carico di sostanze chimiche
utilizzate negli ultimi trent' anni nei campi fatica ad
essere "metabolizzato" dal terreno e ha
raggiunto le acque sotterranee contaminandole, come
conferma la ricerca dell' Ispra - commenta Alberto
Mantovani , tossicologo dell' Istituto superiore di
sanità -.
L' acqua delle falde contaminate oltre i limiti
consentiti non serve gli acquedotti, tuttavia è
legittima una certa preoccupazione. L' effetto tossico
cumulativo dovuto alle sostanze chimiche presenti sia pur
in quantità inferiore ai limiti non è, infatti,
conosciuto. Sono da ritenere più a rischio i feti e i
bambini piccoli, molto sensibili in particolare agli
interferenti endocrini. Non bisogna, però, arrendersi,
perché i pesticidi sono centinaia e saranno usati ancora
per anni: bisognerà eliminare progressivamente le
sostanze rischiose - come mostra di voler fare l' Ue - e
comunque l' uso di antiparassitari dovrà essere sempre
più controllato, per limitarne la quantità e gli
effetti ambientali». Roberto La Pira
La Pira Roberto
Pagina 046/047
(25 gennaio 2009) - Corriere della Sera
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