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Vigneti perfettamente depilati, esteticamente
scolpiti, ordinati, puliti, abbronzati, tosati al momento
in cui quattro tralci si mettono ad ondeggiare al vento,
pompati al punto giusto, vaccinati, medicati, abbeverati:
lOrdine regna Sovrano nelle campagne della
Valpolicella. Arriverà tra poco persino una assistenza
psicologica. Sempre entra in ballo lo psicologo quando
maturano condizioni di profondo stress.
Confesso che sono persino belli, visti con certe
angolazioni o presi dinfilata in quel loro correre
preciso, geometrico, senza sbavature e irregolarità.
Poi, scrollandoci un momento, ci rendiamo conto che la
Valpolicella è stata stravolta dalla logica dellindustrializzazione
applicata alla campagna. Se si dovesse proseguire su
questa strada, non è lontano il momento in cui i vigneti
saranno coltivati senza nessuna presenza umana sul
campo; un Tecno-Agricoltore seduto dietro ad un
computer governerà macchine e impianti in grado di
coprire qualsiasi intervento. Con un altro passo avanti
riusciamo ad immaginare un vigneto che non dipende più
nemmeno dal clima dellannata. Giusta dose di sole,
giusta dose di acqua, giusta dose di brezza di monte e di
brezza di valle, il tutto allinterno di
meravigliosi capannoni termoregolati, al riparo
ovviamente da grandine e temporali. Se pensate per un
momento ai nuovi essicatoi che hanno sostituito i granai,
vi accorgete che la mia non è poi unipotesi così
balzana.
Cè però un problema. Lesasperata
industrializzazione di un prodotto non si concilia con la
qualità del prodotto stesso. O meglio: un vino di
altissima qualità come è lAmarone non può essere
il risultato di una politica di abbattimento costante dei
costi. Come può essere concepita, da un visitatore
casuale, una vendemmiatrice automatica a cavallo di un
filare in Valpolicella ? Che cosa centrano qui da
noi macchinari nati per le enormi estensioni di filari
americane, australiane o sudafricane ? E poi nei siti
vengono pubblicate foto di mani callose intente a
raccogliere i grappoli uno a uno e a deporli
amorevolmente nel plateau.
La logica del risparmia personale che costa e
investi in macchine, ha di sicuro un suo significato ed
ha portato indiscutibili vantaggi. Però non è la strada
da percorrere fino allesasperazione. Sappiamo
esattamente dove conduce questa logica: a prodotti
perfetti, perfettamente uguali uno allaltro. Questo
porta ad unaltra conseguenza: solo il marketing,
solo la comunicazione li differenzia, li fa
sembrare diversi. E qui non viene premiato chi fa
il vino migliore, ma colui che lo sa vendere meglio. Si
entra nel terreno del palesemente falso ma affascinante,
della storia inventata ma che attira. E i vini diventano
dei falsi dautore.
Chi al ristorante è disposto a spendere 70, 100 o più
euro per una bottiglia di Amarone, pretende un vino
eccellente ma vuole sentire anche una parte di amore che
gli è stato riversato dentro da chi lha prodotto.
Non devono essere storie inventate, devono essere storie
vere. La cura per la pianta, lattenzione per lambiente
dove cresce, la sensibilità nel preservarne la salute,
il rispetto per un ecosistema in cui il campo è
inserito, sono elementi che diventeranno determinanti per
identificare il buon vignaiolo. Gli irroratori (nel senso
di agricoltori) folli che sparano nuvole di veleni
mattina mezzogiorno e sera, fottendosene bellamente dei
vicini, degli abitanti, dei passanti, degli insetti,
delle rondini, questi signori vanno denunciati, vanno
messi al bando, vanno svergognati da coloro che
appartengono alla loro stessa categoria. I pazzi
diserbatori che non sopportano un filo derba nei
loro asettici vigneti, vanno citati per nome e cognome.
Le pecore pazze alla mercè dei venditori di prodotti
chimici, vanno eliminate. Ma non si accorgono che i
trattamenti costano ogni anno di più ? Ma non si
accorgono che ne servono sempre di nuovi ? Come fanno a
non capire che è la stessa logica dei produttori di
antivirus per computer, da sempre additati come i
pricipali produttori dei virus stessi ?
Non è un passo indietro. E un passo avanti quello
che proponiamo. La Valpolicella deve produrre mille vini
e uno deve essere diverso dallaltro, per la valle,
per il versante, per la composizione del terreno, per lesposizione
al sole, per laria, per luso di prodotti che
rispettino lambiente, per landamento della
stagione, ma soprattutto per lamore e la passione
che il vignaiolo ha riversato sulla sua campagna.
Mille Vini, mille Storie. Mille nuovi prodotti da
proporre al mondo con la credibilità che tutta la
Valpolicella deve essere in grado di ri-conquistare.
giovedì 15 luglio 2010
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